Nata Senz’ali

Valentina Lippolis

12,00

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Ogni scrittore è tutti gli scrittori” lo sosteneva Borges abbracciando il pensiero neoclassico che vuole Omero come autore inesistente oppure somma di ogni scrivente. L’autrice Lippolis fa cadere prima in sé e poi nel suo personaggio principale, Carla, il dramma senza sentenza, appelli e, per gran parte del racconto, assoluzioni. Tutta chiusa in un mondo cieco, interiore, seppur con grandi spazi da confonderlo quasi col cielo intero. Ed è in questi spazi che si dipana la vita di Carla, una vita uguale a tutte le altre, per questo differente. Sola ad esser sola? In questo sconsolato interrogativo non c’è solo la piccola tragedia di un anima rannicchiata con le gambe sul petto ad annusare un esterno dolore universale, c’è, forse, anche il fallimento epocale di un’intera generazione. Un fallimento che si avvita sin da bambina alla schiena di Carla, sempre più stretta, sino a rendere l’essere umana sempre più umana, sempre più umana, sempre più umana. La intellettualizzazione delle sensazioni viene a costituirsi davanti agli occhi del lettore, parte civile, si dichiara, presente ma non partecipante ai fatti. Le impressioni fisiche si mutano prima in sensazioni, queste evaporano in sentimenti, in strati di coscienza, un processo continuo, secco, un passo d’oca che porterà a lacerare il velo del mistero sul significato della stessa vita umana. Di quanto cielo ha bisogno una farfalla/donna nata senz’ali?

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