La domenica mattina i pesci si svegliano tardi

Angelo Mansueto

10,00

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I personaggi “casuali” di Angelo Mansueto si muovono in spazi e tempi indefiniti eppure non sono imprecisi senza un luogo, un fine….sono anzi descritti a volte con tratti incisivi… però al contempo riescono a sfuggire finendo deliberatamente “nell’irrisolto”, calati come sono tout-court in storie senza preamboli, messe cantate, proemi. Questo effetto riporta alla mente i racconti e la scrittura di Raymond Carver o i quadri di Hopper naturalmente con debite differenze e scarti.

In Carver si respira per esempio una inquietudine, un turbamento, un’angoscia (a volta esasperata dal suo editore Gordon Lish che lavorava con l’accetta sulle opere dello scrittore) presagi di una paura di vivere… la paura del buio, della morte. Una lettura che “sfila il tappeto sotto i piedi”. Quest’angoscia manca nei racconti di Angelo Mansueto ma alla fine l’effetto destabilizzante risulta il medesimo… e cioè quello di “sfilare il tappeto sotto i piedi al lettore”. E così è capitato che “ho perso la mia ombra” e mi sono sentito “non più perpendicolare alla terra”.

Nella lettura dei racconti inoltre non c’è accademismo che attenta alla scrittura anche quando la sera giunge “dai vetri indossando ad ogni centimetro di buio orecchini di stelle e attorno al collo una perla di luna” .

“Felice come un petardo a capodanno” o “il telefono che strozza il silenzio” non è manierismo letterario. Qui prevale piuttosto l’anima poetica dell’autore che si arrovella egli stesso, attraverso i suoi personaggi, su motivazioni e rimandi esistenziali.

“Perché un uomo scrive?”… Da questa domanda parte una travolgente sequela di responsi, ipotesi che fanno venire in mente Gaber (Qualcuno è comunista).

Una prosa poetica dunque che disarma e avvolge, affascina e inquieta… ombra nana che oscura il cielo, acqua di mare che più bevi e più hai sete.

Un mondo minimalista senza lo stravivere, con personaggi privi dei panni dell’ambizione. Un mondo che ti cattura in una sorta di affascinante dimensione sospesa… quella che si chiama arte, perché nell’arte c’è qualcosa che trascende, qualcosa che ha a che fare col divino.

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