La Vale è un ordigno a colori pastello dal giorno che viene al mondo in quel 1981, che trova il suo detonatore nell’atto dello scrivere pochi anni dopo aver aperto gli occhi per la prima volta. Si avvicina alla parola scritta che ha appena imparato a tenere una penna in mano, attraverso un tema che parlava di guerra in cui la di allora innocenza si riversa con lo sgomento di cui solo un’anima pura è capace e qualche anno dopo scopre che scrivere per lei è un riflesso dello spirito che difficilmente si riesce a placare. Dice di sporcare il foglio ma in realtà ai nostri occhi lo adorna, prende il dolore e il dubbio trasformali in segni di inchiostro. Il foglio è il suo compagno, che la ascolta in silenzio, è il suo amante che si colma dell’atto d’amore di quelle parole ricambiandola e conservando i suoi scritti come un custode, come un compagno di viaggio complice che le consente di disfarsi degli abiti vecchi, cambiare valigia e ripartire tenendola per mano, il foglio scritto non la lascia mai sola, né la tradisce, al contrario la protegge. È vissuta e cresciuta in un luogo antropologicamente avverso a quello che desidererebbe mostrare o essere e non si è arresa, ha amato e inciampato con le gambe lunghe negli imprevisti delle impalcature sociali che avrebbero voluto imbrigliare il suo bisogno di riversare su quei fogli le sue parole che non cessano di essere zeppe di speranza e di lucida visione del suo mondo. Ha amato, ha odiato, ha dato la vita, si è dedicata a chi meritava il suo tempo, si è scoperta e riscoperta con il foglio scritto sempre al suo fianco. Il suo lavoro l’ha messa di fronte a un pubblico che racconta storie per natura, lei le

fa sue, le analizza, le interiorizza e ne coglie le emozioni, ne vede il valore, ne scrive la testimonianza che meritano, restituisce a quelle storie di una piccola comunità la dignità universale di una testimonianza che non giudica mai, le imprime nel ricordo collettivo tramite il suo primo libro Nata senz’ali per Pufa Editore e quelle pagine scritte, quei fogli che lei ama e che l’amano, con emozioni che la travolgono quando prova a parlarne in pubblico, diventano la struttura fibrosa della crisalide in cui cominciano a formarsi le ali fatte di parole e consapevolezza che le permetteranno di volare sopra le ciminiere di una terra che non è pronta ad accettare le sue scelte. E lei sceglie, la via più dura, la strada troppo spesso solitaria di chi decide di essere sé stesso, lei sceglie Valentina e quel il giorno decide di spiccare il volo una volta per tutte, non c’è più una strada solitaria per lei ormai, c’è il cielo con le altre farfalle. Ha smesso di essere crisalide non da troppo, ed ha ancora molto cielo da coprire con le sue ali. Volate con lei quando vi capita, ci potrebbe essere vento lieve tutto intorno ma dovrebbe valerne la pena.

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