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Stupirsi di possibilità

By Feb 16, 2017Articoli

La cosa migliore che può capitare nella vita è stupirsi. L’assenza di inaspettato è una nebbia densa di routine e grigiore che inquina l’anima fino a renderla infertile (e fidatevi, un’anima fertile è tutto quello che si può chiedere alla vita).

L’11 giugno scorso c’è stata la presentazione del libro “Flusso di Incoscienza” di Angelo Mansueto (Ed. Pufa). E ci siamo stupiti, ci siamo interrogati, ci siamo innervositi, abbiamo riso e ci siamo stropicciati gli occhi nel buio puntellato di luci come fari in miniatura nel buio ricercato, desiderato, imposto, dell’altrimenti luminoso e bellissimo teatro Wojtyla; abbiamo visto il palco cambiare colore come lo cambiava l’anima del narratore ed abbiamo visto le luci saturare, insinuarsi tra le ombre gettate dai corpi sul palco mentre le parole scorrevano tra amori, dolori e speranze.

Quello che hanno regalato al paese Angelo Mansueto e gli Heidi for President ha lasciato in bocca il gusto salato delle imprese costruite con il sudore e il sangue, un piccolo miracolo nel nostro scenario ingrigito dall’asfalto che non è solo quello spianato con poco criterio sulle nostre strade. Si è fatta cultura con l’intenzione di fare cultura davvero, ieri, al Wojtyla, senza autoreferenzialità, ridendo in faccia al nazionalpopolare, senza sconti, senza retorica, fregandosene della correttezza, fregandosene delle regole e delle nostre microscopiche impalcature sociali arrugginite. Si è sfidato tutto e tutti senza giudicare, sezionando la “nostra” realtà e la nostra morale, con rabbia e con amore, senza lasciare nulla al caso, neanche la preghiera di pace finale, che ha un valore dirompente vero, perché nasce da chi la strada l’ha vista e vissuta, da chi potrebbe permettersi il rancore e invece sceglie l’amore.

Palagiano può permettersi questo, Palagiano deve esigere questo. Il nostro paese non brilla per offerta culturale, chiunque venga a dire il contrario è miope o in malafede, la cultura è ciò che ti spezza le certezze e ti spinge a metterti in discussione, la cultura ti distrugge e ti permette di ricostruirti migliore.

Noi tutto questo lo facciamo poco e con timidezza, per quieto vivere probabilmente, per affetto verso il nostro status quo sociale quasi sicuramente, perché questa realtà ci ha prodotti e alla fine ci piacciamo così come siamo, ed alla fine lei, la “nostra realtà”, ci piace così com’è. È un’idiozia. Il cambiamento è parte dell’innaturale natura umana, le abitudini e gli status quo lasciamoli a chi non possiede la pulsione creativa che hanno gli uomini. Distruggiamoci e ricostruiamoci di continuo, come fanno questi ragazzi, questi artisti, questi intellettuali. Li ha creati Palagiano, è un miracolo vero! Un miracolo come la luce rossa dal palco che spezza il buio della platea mostrando la salvezza della poesia come ad una nave durante la tempesta.

Occorrerebbe innamorarsi di certe cose, tutelare il Wojtyla come luogo con tutte le nostre forze, tutelare questi ragazzi come tesori locali, riempirli di possibilità, di appoggio, di quel che volete pur di farli diventare le eccellenze che possono essere. Non lo stiamo facendo. Almeno non abbastanza: ci stiamo dedicando al mantenimento di meccanismi cultuali vecchi e cretini, stiamo lasciando cadere a pezzi un luogo che è un tesoro, stiamo lasciando andare i nostri talenti, lontano troppo lontano e stiamo impegnando risorse nel produrre surrogati di cultura che non differiscono in niente da quello che si può trovare in prima serata su un canale televisivo a caso.

Stiamo perdendo per strada queste meravigliose impossibilità, di cui nessuno avrebbe potuto prevedere la nascita in un tessuto intellettuale rovinato come il nostro eppure ci sono. Rimediamo finché è possibile. Non c’è niente di più triste che un miracolo sprecato.

IL ROSPO

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