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Poeti sotto l’ombrello

By febbraio 16, 2017Articoli

La Birreria Oi attiva nella valorizzazione e promozione culturale del centro storico di Putignano, organizza ogni giovedì dal 18 giugno al 23 luglio l’iniziativa Poeti sotto l’ombrello – reading e perfomance poetiche in Piazza Plebiscito a Putignano, con la volontà di diffondere in modo nuovo e coinvolgente la poesia e soprattutto giovani poeti attraverso le loro performance dal vivo.

– 25 Giugno ore 21.00 – Flusso di Incoscienza

Angelo Mansueto, giovane poeta scrittore attore tarantino. Presenta il suo terzo lavoro, una raccolta di poesie dalla stile metropolitano, nudo crudo vero forte, ma allo stesso tempo delicato e romantico, il tutto accompagnato dalle note blues degli HEIDI for President.

“E perdi amori come perdere accendini”. La coscienza di Angelo Mansueto

“Un uomo scrive perché ha amanti troppo lontane e nemici troppo vicini”

11 giugno 2015, sera, rumore a Palagiano, Palagiano è rumorosa, non si scappa, l’illuminazione pubblica difforme messa lì da qualcuno con un grande gusto per il caos si mischia alle ultime luci del giorno, c’è bella gente intorno al Wojtyla, ma la luce è sempre strana e c’è troppo rumore.

Poi le porte del teatro accolgono il pubblico e si chiudono in un pozzo di pece nera che mangia vivi rumori, luci e noi.

Ci si potrebbe perdere.

Non fosse che dal palco le luci, ad un certo punto, si accendono, poche, intermittenti, sfuggevoli e troppo sature, ci ricordano dove siamo e lo spettacolo comincia, le parole vengono sussurrate e urlate senza soluzione di continuità, c’è un megafono, ci sono chitarre e batterie, quante non si sa, c’è scrittura sparsa nell’aria, si respirano le parole che vengono da una strada bagnata di sangue e inneggiano più che altro all’amore.

“Le mie parole ormai si sono suicidate”

Si presenta il libro “Flusso di incoscienza” di Angelo Mansueto, scrittore palagianese di una certa esperienza e neo editore di un certo entusiasmo, ad accompagnarlo ci sono gli Heidi for President in formazione ridotta e acustica, per una piccola sinergia tutta locale già sperimentata con un discreto livello di sconsideratezza durante la Notte di Inchiostro di Puglia qualche tempo fa.

Ed in una densa sintesi del titolo dell’opera tutto quello che succede sul palco scorre come un fiume, il suicidio delle parole diventa esorcismo della morte della poesia, la forma spezzata dei versi non canonici diventa struttura poetica di una prosa di vita, l’ego della messa in scena si erge vitale dal palco dove l’illuminazione muta i colori seguendo l’anima dei personaggi. Perché qui l’autore non mette in scena se stesso, non fa apologia della propria arte, mette a nudo i personaggi che lui è stato nella propria vita e “sono trent’anni che scrivo questo testo”, l’incoscienza diventa metodo geometrico per narrare le storie di una vita trascorsa mangiando l’esperienza ed amando con tutta la forza possibile quelle poche cose che vale la pena amare. L’aria si riempie di ricordi di donne, alcoolici e letture che ti cambiano l’esistenza, la voce rauca che non si libera dell’accento palagianese sussurra e trattiene l’entusiasmo, poi esplode poi stride di nuovo nella la gioia di essere lì a gettare sul pubblico il proprio desiderio per la vita e quella fame che non si placa mai.

“Un’altra minestra pagata con la pornografia”

L’autore disseziona, come un chirurgo che tiene il lessico al posto del bisturi, prende la propria esistenza e la incide analitico, mostra, mostra tutto, ci sono pezzi di corpi, sapori precisi di bevande che danno alla testa e istantanee cristallizzate di momenti in una esistenza all’insegna del piacere che è giusto, doveroso, vivere a quel modo. I canoni si spezzano, l’autoreferenzialità si avvolge su sé stessa e diventa universalità, si trasforma in guida dell’anima come le luci del palco nel buio pesto della platea. Questi sono testi scomodi, sono testi amorali nel miglior modo possibile, mandano allegramente a cagare tutte le nostre impalcature sociali, non compiacciono nessuno, tantomeno l’autore, per lui è l’atto dell’espressione tutto ciò che conta, è doloroso ma lo si fa lo stesso, perché scrivere è flettere i muscoli e librarsi nel vuoto, comunque vada, piacciano o meno sono tutto ciò che la poesia deve essere.

Ci sono stati difetti in questo spettacolo o in questo testo? “Avoja”, tanti e diversi. Ma non ce ne frega niente.

“Un uomo scrive perché non ha scelta”

Alla fine dello spettacolo le luci si accendono e gli ospiti ci aiutano a digerire quello che è successo, gli interventi di Concetta Martella e di Lino Valente decostruiscono la decostruzione già operata dai testi, illuminano e calmano la platea inquietata dall’effluvio delle parole. Finisce tutto come doveva finire, discutendo di amori e parti anatomiche, sorridendo curiosi.

Non è la prima volta dall’inizio del 2015 che il Wojtyla si presta ad accogliere le espressioni culturali di questo paese, da quelle popolari a quelle che il popolo lo scuotono, fossimo in grado di

mantenere questo ritmo potremmo davvero aspirare a ricostruire quel tessuto intellettuale che è alla base di una sana comunità, quel teatro è un tesoro, gli uomini e le donne di cultura che lo abitano sono un valore inestimabile, stasera ne abbiamo avuto ennesima riprova e ci siamo sentiti un po’ più fieri del luogo in cui viviamo.

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